Regime forfettario 2017: i requisiti per accedervi

Impresa e Lavoro

Cos’è il regime forfettario?

Il regime forfettario rappresenta ormai dal 2016 l’unica alternativa valida per le persone che vogliono iniziare un’attività senza però doversi sobbarcare le innumerevoli spese che all’inizio potrebbero essere veramente proibitive. Naturalmente non chiunque voglia aprire una nuova attività individuale può beneficiare dei vantaggi del regime forfettario, che ricordiamolo, ha sostituito tutti i regimi precedenti che esistevano nel mondo delle partite iva.

In questo modo vi è stata una semplificazione notevole e la possibilità, specialmente per i giovani laureati in materia specialistica (Ingegneria, architettura, giurisprudenza, economia ecc.) che hanno la possibilità di iniziare, pur non avendo grossi capitali, l’attività da libero professionista.

Nel 2016 il regime forfettario ha comunque subito qualche modifica che in questa breve guida elencheremo in modo che chi volesse iniziare la libera professione con il regime agevolata sappia quali requisiti debba soddisfare per immettersi nel mercato.

Regime forfetario 2017: i requisiti

Al regime forfettario secondo quanto stabilito nelle finanziaria 2016 possono aderire tutte le persone fisiche che iniziano una libera professione, quindi assolutamente non società ma solo professionisti, che:

  •  no superino i compensi stabiliti per ogni attività sancita dal codice ATECO

Questo limite è mediamente di 15000 euro per il 2017, e va calcolato sul lordo percepito dall’attività, e non sul netto.

Se si hanno diversi codici attività sulla stessa partita iva, per esempio un individuo lavora sia come commercialista sia come amministratore di condominio, il limite da tenere in considerazione è quello più elevato, e non deve quindi essere sommato dai due codici attività.

In questa maniera lo stato viene incontro ai giovani professionisti che hanno bisogno di poter contare su regimi agevolati per dare vita a nuove attività redditizie.

Regime forfetario 2017: i casi di esclusione

Una delle principali pene di esclusione dal regime forfettario riguarda la il luogo dell’attività, che deve essere l’Italia per almeno il 75%.
In pratica una persona può esercitare l’attività di amministratore anche all’estero, ma principalmente il volume d’affari e il movimento di denaro deve riguardare l’Italia, il Paese cioè al quale si devono le tasse e che ha attività la speciale normativa.

Un secondo motivo di esclusione riguarda il lavorare anche come dipendente, o parasubordinato con un’altra società. In questo caso anche se si è liberi di aprire una partita iva non si può assolutamente aderire al regime forfettario, bensì al regime classico che non prevede le agevolazioni.

Come aderire al regime forfettario

Per aderire al regime forfettario basta non uscire dai requisiti sopra esposti. In pratica è il regime ideale per le persone fisiche che iniziano un’attività professionistica. L’unica comunicazione che si deve dare è quella all’Inps, che deve essere effettuata entro il 28 febbraio dell’anno in cui si apre l’attività, questo per permettere all’ente della previdenza sociale di individuare i contributi che occorre dare. Naturalmente questo non è valido per chi ha apposite casse di categoria professionale.

L’adesione al regime forfettario avviene effettivamente durante la dichiarazione dei redditi, questo perché solo allora si potrà effettivamente vedere i ricavati e quindi l’adesione senza impedimenti al regime fiscale di appartenenza.

La differenza con la partita iva regime dei minimi

Non è prevista una scadenza per il regime forfettario, come era invece per quello dei minimi, e l’unico modo per uscirne è quello di superare il reddito minimo consentito. In questa maniera si concede al professionista tutto il tempo necessario per poter ingranare con la propria attività.

Se si vuole quindi aprire una partita iva come professionista, ma si teme di non riuscire a far fronte agli innumerevoli pagamenti che vengono richiesti tra casse previdenziali, iva, irpef, ecc., è bene sapere che oggi esiste realmente la possibilità di poter iniziare un’attività a condizioni vantaggiose e che rimarranno tali fino a quando non si avrà abbastanza reddito annuo per passare alla categoria successiva.

Se desideri approfondire la partita iva con il regime dei minimi qui trovi un nostra guida: http://www.detrazioni-fiscali.it/partita-iva-regime-dei-minimi/

Se i primi anni andranno malino non ci si deve dunque preoccupare, come accadeva con il regime dei minimi, di star per esaurire il proprio bonus, e si concederà al nuovo professionista tutto il tempo necessario per passare dallo start up e l’effettiva attività professionale, quello che ogni nuovo laureato che voglia iniziare la sua piccola impresa desidera.

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  1. Siete sicuri che un dipendente non possa accedere al regime forfetario ?

    Un secondo motivo di esclusione riguarda il lavorare anche come dipendente, o parasubordinato con un’altra società. In questo caso anche se si è liberi di aprire una partita iva non si può assolutamente aderire al regime forfettario, bensì al regime classico che non prevede le agevolazioni.

    Da altre fonti in rete si può se il reddito lavoro dipendente non supera i 30.000 € lordi ..
    Quale versione è corretta ?

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