Bonus terremoto 2017: come funzionerà il nuovo incentivo fiscale

Casa e Ambiente
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Sisma bonus 2016 2017: proposta una nuova agevolazione

Anche nel 2016 i bonus fiscali dedicati all’edilizia tornano a far parlare di sé. Stavolta però non si tratta solo di annunciare la proroga di questa o quella agevolazione con la prossima legge di Stabilità, bensì di utilizzare questi bonus per la messa in sicurezza di case ed altri edifici. Nello specifico stiamo parlando del bonus terremoto 2016.

Si tratta di una nuova agevolazione che è stata proposta dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Lo scopo del “sisma-bonus” sarebbe appunto quello di rendere sicuri gli edifici, sia quelli ad uso abitativo che quelli ad uso commerciale.

Non sono ancora stati definiti i dettagli, ma l’idea è di potenziare ed estendere la già esistente detrazione Irpef/Ires attualmente prevista nella misura del 65% fino al 31 dicembre. Si tratta di un’agevolazione che mira alla messa in sicurezza delle costruzioni che sono adibite a prima casa (abitazione principale) o utilizzate nell’ambito di attività produttive.

Tuttavia questo nuovo bonus terremoto interesserebbe esclusivamente le strutture che si trovano nelle zone 1 e 2, ossia quelle a maggior rischio sismico. Rimane però il fatto che gli edifici esclusi da questo bonus “specifico” possono ricorrere alla detrazione generica prevista per i lavori edilizi nella misura del 50%.

Detrazioni messa in sicurezza edifici: cosa dice il rapporto 83/1 del 2014

Per definire al meglio il nuovo bonus terremoto è possibile partire dalla storia degli interventi di recupero edilizio. Il dato da cui iniziare è che finora solo una piccola parte degli investimenti per ristrutturazioni effettuati dalle famiglie ha interessato dei componenti strutturali. A dimostrarlo è il rapporto n. 83/1 del 2014 del Servizio studi della Camera, che ad oggi è il documento più dettagliato in merito a tali interventi.

Nel suddetto rapporto si legge che gli interventi di manutenzione straordinaria che sono stati effettuati fra il 2001 e il 2011 hanno interessato il 58,6% delle abitazioni esistenti. Tuttavia solo sul 9,2% di queste sono stati effettuati lavori sulle strutture (pilastri, tetto, muri portanti, ecc.).

Nella maggior parte dei casi infatti si tratta di interventi che coinvolgono solo l’impiantistica e l’estetica della struttura. Secondo il Cresme, che ha collaborato con il Servizio studi della Camera per la stesura del suddetto rapporto 83/1, tra il 2001 e il 2011 si sono eseguite opere strutturali su 2,7 milioni di fabbricati di tipo residenziale.

Si tratta però di una quota piuttosto esigua poiché questi 2,7 milioni di edifici vanno considerati rispetto a un totale di 13 milioni, di cui quasi 7 milioni sono stati costruiti prima del 1970. Ricordiamo che la normativa antisismica riferita alle nuove costruzioni è in vigore dal 1974.

Detrazioni fiscali terremoto: in quali zone sono più diffusi gli incentivi

Inoltre non si può nemmeno dare per scontato che questi interventi incrementino davvero la resistenza delle costruzioni alle eventuali scosse sismiche. Basti penare ai crolli avvenuti ad Amatrice e in altri Comuni terremotati dove di recente vi erano stati interventi per la messa in sicurezza dei tetti degli edifici.

Un altro fattore chiave è rappresentato dalla diffusione delle detrazioni fiscali per le opere di messa in sicurezza degli edifici. Una soluzione, quella delle agevolazioni, che funziona soprattutto nelle zone in cui i contribuenti dichiarano redditi medio-alti e di conseguenza hanno risorse da poter investire.

Tanto per fare un esempio, in Piemonte, dove il rischio sismico è piuttosto basso, il 24% dei contribuenti sta beneficiando delle rate di detrazione per gli interventi di recupero edilizio. In Calabria invece, regione molto più a rischio, non si arriva nemmeno al 6%.

Bonus terremoto 2017 con detrazione fiscale 65: a chi spetterà

L’ultimo aspetto da considerare per la messa a punto del nuovo bonus terremoto è su quali aree massimizzare gli incentivi. Al momento la detrazione al 65% spetta solo per i lavori nelle abitazioni ubicate in zona 1 e 2, ma già nel 2015 diversi soggetti, tra cui l’associazione Ingegneria sismica italiana, avevano suggerito di includervi anche la zona 3.

In questa zona rientrano tra l’altro alcuni dei Comuni che sono stati colpiti dal terremoto in Emilia del 2012. Scegliendo di allargare la detrazione anche alla zona 3 gli edifici residenziali interessati sarebbero quasi certamente intorno ai 5,3 milioni.

Nelle scorse settimane anche il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha sottolineato la necessità di modulare bene gli incentivi per la messa in sicurezza degli edifici. A detta di Testa andrebbe effettuata “una seria selezione delle aree e degli edifici a maggiore rischio” sui quali si dovrebbero concentrare misure incentivanti dalla portata eccezionale.

A tal proposito si è espresso anche il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, secondo cui il bonus terremoto dovrebbe essere introdotto come misura specifica e separata dalle agevolazioni attualmente esistenti per il settore dell’edilizia.

Bellicini ha inoltre sottolineato che questo bonus dovrebbe essere avviato con la consapevolezza che le opere per la messa in sicurezza di un immobile hanno durata ventennale. Sarà dunque fondamentale assicurarsi che i lavori soggetti alle agevolazioni vengano eseguiti correttamente.

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