Come funziona il Contratto a Chiamata 2017?

Impresa e Lavoro

 

Contratto a chiamata 2017 cos’è e come funziona?

Il contratto a chiamata 2017, o a intermittenza è uno dei contratti introdotti dalla Legge Biagi, modificato a seguito della riforma del lavoro Jobs Act di Renzi. Il contratto a chiamata prevede che la prestazione lavorativa venga effettuata solo a chiamata dell’azienda o del datore di lavoro.

Si fonda su un presupposto fondamentale: una volta stipulato, il lavoratore intermittente, può essere chiamato dal datore di lavoro – committente, solo all’occorrenza, ossia quando ci sono eventuali picchi di produzione.

Il contratto di lavoro intermittente, introdotto nel 2003, ha come obiettivo principale quello di inquadrare i lavoratori che vengono occupati solo in particolari giornate o per piccoli periodi di tempo in settori come la ristorazione, il turismo, lo spettacolo ecc.

 

Contratto a chiamata 2017: requisiti e caratteristiche

Le caratteristiche del contratto a chiamata deve essere in forma scritta e presentare i seguenti dati:

 

  • la durata del contratto, per cui se a tempo determinato o indeterminato;
  • causale del ricorso al lavoro intermittente, che come vedremo più avanti può essere soggettiva o oggettiva;
  • luogo e modalità di svolgimento del rapporto di lavoro e disponibilità del lavoratore intermittente;
  • il preavviso di chiamata;
  • il trattamento economico e normativo, ossa, retribuzione e stipendio + l’eventuale indennità di disponibilità;
  • le modalità di chiamata del lavoratore;
  • eventuali norme sulla sicurezza del lavoro.

In base a quanto previsto dalla Circolare Ministeriale n.4 del 2005, un lavoratore, può avere più contratti a chiamata contemporaneamente a patto che non ci sia concorrenza tra le due aziende e sia possibile lo svolgimento dei due lavori.

Quando può essere stipulato il Contratto a chiamata?

Il contratto a chiamata può essere stipulato solo in determinati casi, ossia quando:

  • vi sono esigenze di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, previste dal CCNL. In questi casi, la causa è oggettiva;
  • vi sono lavoratori di età inferiore a 24 anni, oppure, di età superiore a 55 anni. Le prestazioni a chiamata si devono concludere entro il compimento del 25esimo anno. In questi casi, la causa è soggettiva.

Si precisa che alla luce della recente abolizione dei Voucher Inps 2017, il Governo sta studiando un nuovo strumento per le imprese. Leggi il nostro articolo Abrogati i Voucher arrivano i Mini Jobs 2017?

Contratto a chiamata 2017: quando è vietato?

Il contratto a chiamata non può essere redatto in determinate circostanze, quali:

  • a sostituzione di uno o più lavoratori in sciopero;
  • se l’azienda o il datore di lavoro nei 6 mesi precedenti, ha effettuato licenziamenti collettivi, sospensioni o riduzioni di orario nei confronti di lavoratori che dovrebbero essere sostituiti dai lavoratori intermittenti;
  • se l’impresa non ha effettuato la valutazione dei rischi in materia di sicurezza del lavoro, il cd.

Quanto dura il contratto a chiamata

La durata massima del contratto a intermittenza non può superare i 400 giorni in 3 anni, fatta eccezione di alcuni settori, quali:

  • turismo;
  • pubblici esercizi;
  • spettacolo.

Se il lavoratore a chiamata dovesse superare il limite di durata, il contratto si trasforma in automatico in un contratto a tempo indeterminato full time, ad esclusione dei settori sopra elencati.

Il contratto a chiamata, inoltre, può essere di due tipologie:

  • Contratto a chiamata a tempo determinato, con scadenza contrattuale precisa;
  • Contratto a chiamata a tempo indeterminato, senza scadenza.

Come funziona la chiamata nel contratto di lavoro intermittente?

Il datore di lavoro deve avvisare preventivamente il lavoratore, preavviso di 1 giorno, e deve inviare la comunicazione obbligatoria nel caso in cui il lavoratore accetti.

L’accettazione alla chiamata, non è obbligatoria a meno che nel contratto non sia soggetta alla cd. indennità di disponibilità, ossia, una sorta di compenso che viene riconosciuto al lavoratore nei periodi di inattività ma che lo obbliga ad essere sempre reperibile. Tale indennità, è stabilita dal CCNL e non può essere inferiore al 20% del minimo tabellare, indennità di contingenza, mensilità aggiuntive previsti per quel tipo di mansione.

Il datore di lavoro, ogni volta che effettua la chiamata al lavoratore a intermittenza, deve comunicarlo per SMS, se la prestazione deve essere espletata entro le successive 12 ore alla chiamata, oppure, via email, da inviare entro un massimo di 30 giorni, ad uno apposito indirizzo PEC.

Tali modalità sono state confermate dal Jobs Act in:

  • via email o PEC all’indirizzo: intermittenti@pec.lavoro.gov.it;
  • servizio informatico tramite il Portale Cliclavoro;
  • SMS al numero 3399942256, solo nel caso in cui la prestazione debba essere resa non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
  • via FAX, solo nel caso di malfunzionamento dei sistemi informatici.

Per i datori di lavoro che non rispettano le regole della comunicazione preventiva, sono previste delle sanzioni ai sensi di uno dei decreti attuativi del Jobs Act, il D.lgs. n. 81/2015 che vanno da € 400 ai € 2.400.

Contratto a chiamata: malattia, maternità, ferie e permessi

Se il lavoratore ha l’obbligo di disponibilità ma non può andare a causa di malattia o per maternità deve avvisare tempestivamente il datore di lavoro e comunicare la durata dell’assenza. Il periodo è coperto dall’indennità di malattia o di maternità INPS e quindi soggetto a controlli e verifiche medico fiscale.

Nel caso in cui il lavoratore non avvisi il datore di lavoro, egli perde il diritto all’indennità di disponibilità per un periodo di 15 giorni.

Con il contratto a intermittenza, poiché è un contratto di lavoro subordinato, si maturano ferie e permessi in proporzione alle giornate lavorate.

Contratto a chiamata 2017: retribuzione, contributi pensione e TFR

La retribuzione del contratto a chiamata, è regolata dal principio di proporzionalità.  Al lavoratore a chiamata deve essere riconosciuto uno stipendio analogo ad un altro lavoratore di pari livello con le stesse mansioni, anche se assunto con altro tipo contratto.

Per quanto riguarda contributi e TFR, essendo un contratto subordinato, il datore di lavoro deve versare i contributi a fini pensionistici e il TFR in maniera proporzionale alle ore effettive di lavoro effettuare dal lavoratore.

 

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