Contributi Inps Professionisti 2017 e gestione separata

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Gestone Separata Inps 2017: Come versare i contributi

Assieme all’attività si deve necessariamente aprire una posizione previdenziale, all’Inps o alle casse di categoria, versando i contributi pensionistici, pratica sempre molto odiata dai professionisti ma poi amata durante la vecchiaia. Se non si ha una particolare cassa di categoria si deve necessariamente aprire una posizione nella così detta gestione separata Inps, quella che viene anche chiamata in gergo la cassa artigiani, ma che in realtà non è altro che una cassa dell’Ente pubblico dedicata a tutti i lavoratori autonomi generici che non hanno quindi una loro cassa specialistica.

I contributi dei professionisti per il 2017, cioè maturati nel 2016, devono essere versati alla gestione separata Inps aprendo la posizione contributiva tramite Internet, tramite patronato o andando personalmente alla sede Inps più vicina sul proprio territorio. I contributi vanno pagati con il modello F24 direttamente online se si ha accesso alla Home Banking, o in banca o alla posta.

Per la compilazione del modello, se non si è un po avvezzi nella materia fiscale, è bene recarsi a un caf o a un patronato che compileranno il tutto senza con i codici tributo l’ente e tutto il necessario per il pagamento corretto.

Prestazioni Occasionali Inps 2017: Serve versare i contributi?

Per quanto riguarda lavoro di consulenza professionale occasionale, non occorre necessariamente versare del denaro alla cassa previdenziale se non si raggiungono i 5000 euro annui di ricevute. Naturalmente parliamo di prestazioni che vengono pagate con ricevuta fiscale intestata su un codice fiscale e non su fatture con Partita Iva, perché in questo ultimo caso si dovrà comunque versare la quota minima Inps, pari a 2700 euro annui, più una percentuale su quanto ricavato.

Se non si supera il limite di 5000 euro per prestazioni occasionali non continuative non si deve versare nulla all’Inps, se non i premi volontari, ovvero delle contribuzioni che il lavoratore occasionale stesso vuole dare all’Ente per avere una più cospicua pensione ma che non è obbligato a versare. Se si superano i 5000 euro per un lavoro o dei lavori occasionali si dovrà dare una percentuale della parte eccedente all’Inps, ovvero il 27% della parte che eccede i 5000 euro.

Facciamo un esempio: se per una collaborazione si percepiscono 8000 euro in un anno, si dovrà pagare la percentuale del 27% Inps non sugli 8000 euro bensì sulla parte eccedente i 5000 euro canonici, ovvero i 3000 euro per un totale di 810 euro.

Contributi Inps Partita Iva 2017: Come funziona?

Se si è professionisti con Partita Iva è bene dire sin da subito che il pagamento della retta base annuale Inps è obbligatorio, come sono obbligatorie le rette annuali base delle casse dei professionisti. Questa retta annuale è ridotta per i primi 5 anni di attività, in cui l’Ente previdenziale viene incontro ai bassi guadagni che può offrire un’attività professionale in start up. Sul sito dell’Inps si possono trovare gli scaglioni che si devono necessariamente pagare in base al reddito annuale percepito, salvo restando che meno di una certa soglia non si può scendere e il reddito minimo è stimato.

In pratica anche se si tratta di un contributo ridotto, il veramente minimo deve essere comunque erogato, anche se l’attività ha fatturato zero. In questa maniera non si cerca di affossare l’attività appena nata bensì di aiutare il lavoratore autonomo a creare comunque una pensione, cosa che non sarebbe possibile se si versasse zero all’Inps.

Quali sono i soggetti che devono versare i contributi?

I contributi Inps devono essere necessariamente versati da:

  • Lavoratori autonomi non iscritti ad altre casse previdenziali;
  • Lavoratori autonomi che hanno un reddito annuo superiore ai 5000 euro;
  • Professionisti con partita iva.

Queste tipologie di lavoratori autonomi sono costretti a versare i contributi all’Inps gestione separata, che è divisa come spiegato in due parti, una parte fissa, sotto la quale non si può scendere, e una parte variabile in base a quanto si è guadagnato. Se si guadagna poco, e la parte variabile non supera la percentuale della parte fissa dovuta, il lavoratore dovrà comunque pagare all’Inps solo la parte fissa, in quanto rimane nei versamenti minimi a causa della poca mole di lavoro che implica quindi versamenti previdenziali ridotti.

Se si rimane entro i 15000 euro annui, l’aliquota da pagare è infatti pari al 27%, ovvero 4050 euro annui fissi che devono essere pagati se si guadagna tra 0 a 15000 euro. Se si guadagna di più naturalmente sale ciò che si deve pagare in modo percentuale.

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