Quanto devi lavorare per la disoccupazione?

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Ammortizzatori Sociali 2017: Quali sono?

L’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (Inps) prevede l’erogazione di sostegni economici a quei lavoratori dipendenti che abbiano perso involontariamente il lavoro e quindi la fonte di reddito, venendosi a trovare in condizione di bisogno. Dall’anno prossimo saranno inderogabili alcune novità, vediamole nel dettaglio.

Nel 2017 la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) sostituirà del tutto l’ASPI e la mini ASPI, le vecchie forme di sostegno ai lavoratori licenziati. In vigore dal 1° maggio 2015, la NASpI costituisce il nuovo sistema ordinario degli ammortizzatori sociali in Italia.

Il sussidio potrà essere erogato fino a un massimo di due anni. Coprirà il 75% del reddito per i lavoratori che percepivano fino a 1.195 euro con l’aggiunta del 25% per i lavoratori che percepivano uno stipendio superiore a tale somma.

Calcolo Disoccupazione INPS: Come calcolare le giornate utili?

Quali sono i requisiti necessari, in termini di giornate lavorative effettivamente prestate dal lavoratore, per poter accedere alla nuova indennità di disoccupazione? La nuova disoccupazione spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato (escluso quello agricolo), che abbiano perso il lavoro indipendentemente dalla loro volontà e che abbiano lavorato per un minimo di 13 settimane durante un lasso di tempo prestabilito precedente il licenziamento.

Per sapere qual è la quantità di settimane effettivamente utili al conteggio per la richiesta di disoccupazione, bisogna dividere il numero di quelle in cui si è lavorato nei 4 anni precedenti la perdita del lavoro e poi dividere per due. Sono valide le settimane lavorative regolarmente retribuite in misura non minore al minimale settimanale stabilito dalla legge, pari a 10.440 euro per il 2016.

C’è poi un ulteriore criterio per il conteggio, che riguarda le giornate di lavoro effettivamente prestate e che è indipendente dal minimale contributivo. I giorni minimi di lavoro effettivamente svolto devono essere almeno 30, nei 12 mesi precedenti la data del licenziamento. Il prolungamento dell’intervallo di riferimento di un anno si applica anche nel computo di queste giornate, per quei lavoratori che abbiano a loro vantaggio periodi contributivi coperti dai contributi figurativi sopra elencati.

Non verranno considerati i lassi di tempo in cui il lavoratore sia stato inoccupato. Va osservato che la giornata di lavoro viene calcolata unitariamente e a prescindere dalle ore prestate, quindi rientrano nel conteggio anche i lavoratori part- time.

Indennità Disoccupazione Naspi: Periodi da sommare nel punteggio

Rientrano nel periodo conteggiabile (poiché coperti da contributi versati dal datore di lavoro) la maternità obbligatoria e i periodi di congedo parentale regolarmente retribuiti, i periodi di lavoro all’estero negli Stati membri della Comunità Europea o nei Paesi convenzionati in cui vi è la possibilità di totalizzazione dei contributi (ossia la possibilità di cumulare periodi coperti da assicurazione previdenziali non riconducibili a unica gestione), i periodi di assenza dal lavoro per malattia dei figli (sotto gli 8 anni) fino a un massimo di 5 giorni l’anno.

Contribuiscono al conteggio per poter percepire la disoccupazione anche i periodi coperti da contributi figurativi relativi a infortunio, malattia, cassa integrazione, assenza per permessi giornalieri retribuiti e i giorni di congedo straordinario per necessità straordinarie dei familiari portatori di handicap in gravi condizioni di difficoltà.

Tuttavia, poiché questi periodi non possono influire direttamente sul conteggio, verranno usati per ampliare l’intervallo di tempo a disposizione del lavoratore per il conteggio delle settimane: i lavoratori che godono di questi contributi, potranno contare le settimane di lavoro effettivamente prestate nell’arco di un ciclo superiore ai 4 anni precedenti il licenziamento, intervallo di riferimento che sarà allungato in base alla durata di questi periodi.

Sono ininfluenti ai fini del calcolo quelle fasi temporanee in cui il lavoratore sia stato inoccupato, così come il tempo impiegato sotto contratto di somministrazione o intermittente.

I periodi da sottrarre nel conteggio

Poiché per legge sono istituiti dei limiti all’erogazione, per poter percepire la nuova indennità di disoccupazione bisogna non aver mai usufruito, nel periodo di riferimento di 4 anni, degli ammortizzatore sociale ASPI e mini Aspi previsti dal vecchio sistema previdenziale. Questa norma complica il calcolo delle settimane effettivamente lavorate, poiché gli eventuali periodi in cui il lavoratore abbia usufruito dei precedenti aiuti andranno sottratti dal conteggio degli utili.

In particolare, coloro che abbiano già goduto del rimborso NASpI dopo 1 maggio 2015, dovranno raddoppiare il numero delle settimane coperte da eliminare per il conteggio. I periodi coperti invece da modalità di disoccupazione ordinaria o in proroga potranno essere regolarmente conteggiati.

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